La Storia analogica:

 

PREISTORIA

Le fotocamere reflex odierne sono degli apparecchi sofisticati e di alta qualità, completamente elettronici ed in grado di fare tutto, o quasi, da soli. A questi risultati si è arrivati gradatamente, percorrendo una strada lunga e piena di tentativi che vede il suo inizio quasi duecento anni fa. A quell'epoca la fotografia era ancora ai primi vagiti; la prima immagine permanentemente registrata su un materiale fotosensibile fu realizzata da J. Nicephore Niepce nel 1826. Venivano prodotti però degli apparecchi basati sullo stesso principio di una reflex monobiettivo, che servivano per disegnare. Il capostipite di questi apparecchi risale al 1840 circa e si deve alla mente di Fox Talbot che lo utilizzò per perfezionare il suo apparecchio da disegno.

Per arrivare veramente alle prime fotocamere reflex si deve però risalire fino al 1860, quando Thomas Sutton brevettò la prima fotocamera che incorporava uno specchio mobile per la visione di quanto passava direttamente attraverso l'obiettivo.

Nella reflex di Sutton una cassetta di legno, contenete lo specchio, era interposta fra il soffietto e il portalastre ed un meccanismo permetteva di sollevare lo specchio prima della posa. Lo specchio stesso, una volta alzato, proteggeva dalla luce l'interno della fotocamera. La macchina di Sutton furono venduti pochi esemplari e, comunque, è molto pesante.

Ma si trattava di un apparecchio di dimensioni gigantesche (almeno secondo gli standard delleattuali fotocamere). La realizzazione di apparecchi reflex portatili e maneggevoli rimase quindi per lunghi anni subordinata alla possibilità di ridurre il formato fotografico.


1861 - Sutton

Da questo punto di vista la storia della reflex passa anche attraverso una fotocamera non reflex e precisamente la Leica.

foto corsopolaris.net
1913 - Leica I

La Leica I costruita da Oscar Barnak e presentata nel 1913, fu infatti la prima fotocamera che utilizzava pellicola cinematografica 35 mm a doppia perforazione (sistema rimasto praticamente immutato fino ai giorni nostri) e riuniva in sé doti di maneggevolezza e di praticità.  Con la prima Leica I inizia la storia delle fotocamere 35 mm, che utilizzano pellicola di 24x36 mm. Indirettamente Oscar Barnak ha aperto la strada a quelle che, in seguito, diventeranno fotocamere reflex.

 

LA VERA REFLEX 35mm

Per arrivare alle fotocamere reflex come le intendiamo noi si deve però aspettare fino al 1936: in questa data venne presentata per la prima volta una fotocamera reflex 35 mm monobiettivo in cui lo specchio si sollevava al momento dello scatto, e Gomz Cnopm (Sport), della Russia. Mancava ancora il pentaprisma, e quindi l'immagine si osservava dall'alto ed aveva i lati invertiti, ma oramai il primo passo era fatto: l'era della reflex 35 mm era iniziata!

Sempre lo stesso anno, venne presentata alla fiera di Lipsia: spetta alla Exakta Kine il merito di essere stata la prima fotocamera reflex 35 mm, ossia con visione attraverso un unico obiettivo grazie ad uno specchio che si solleva prima dello scatto, tempi da 12 sec to 1/1000, mirino intercambiabile e taglierina interna per estrarre la pellicola esposta. L'azienda Ihagee Kamerawerk venne fondata a Dresda, in Germania, nel 1912 dall'olandese Johan Steenbergen.


1936 - Ihagee Exakta Kine

La prima reflex monobiettivo con un dispositivo a specchi di Porro che consentiva di inquadrare un'immagine da lati non invertiti all'altezza dell'occhio: la ungherese Gamma Duflex, i cui studi erano iniziati nel 1943. Questa quasi sconosciuta fotocamera, prodotta in poche centinaia di esemplari, merita qualche riga di attenzione poiché, certamente rivoluzionarie, con un anticipo di anni sulle macchine che la seguirono: otturatore metallico sul piano focale da 1 a 1/1000 sec +B, mirino ottico separato con riquadri luminosi per le focali 35/50/90 mm, ottica intercambiabile a baionetta con diaframma completamente automatico, specchio a ritorno istantaneo, possibilità di doppie esposizioni intenzionali; utilizzava pellicola 35 mm e forniva fotogrammi 24x32 mm. Fu progettata da Jeno Dulovits inventore, fra l'altro, dei filtri diffusori Duto.

 

1943 - Gamma Duflex   

Schemi degli specchi

Il pentaprisma, ossia prisma a cinque facce (anche se in realtà sono di più), che ha determinato in gran parte il successo del sistema reflex, non è però una invenzione fotografica: infatti si tratta di un prodotto largamente utilizzato nei telemetri per l'artiglieria durante la prima guerra mondiale. Quale sia stata la prima casa ad incorporare il pentaprisma in una fotocamera reflex è una cosa incerta.

 

REFLEX A PENTAPRISMA

Gli anni '50 videro molti cambiamenti. La prima reflex a pentaprisma è un vanto italiano: ci riferiamo alla Rectaflex, esposta per la prima volta al pubblico alla Fiera di Milano del 1947. A Roma l'avvocato Telemaco Corsi brevetta un apparecchio, tanto avveniristico da essere attuale ancora ai nostri giorni, la Rectaflex: un'estrema flessibilità d'uso, quella tipica delle reflex monobiettivo che peraltro si sarebbero diffuse molti anni dopo, un corredo ottico di primissima qualità e una meccanica eccezionalmente precisa e affidabile. Basti pensare che diversi meccanismi erano montati su rubini, come nei migliori orologi. E' una reflex monobiettivo 24x36 mm e può essere considerata la prima reflex moderna e suscita immediatamente un grande interesse in tutto il mondo.

Le ottiche per la Rectaflex vengono fornite dalla Angénieux di Parigi, ma obiettivi per questa reflex sono fabbricati anche dalla Zeiss, dalla Galileo oltre che da Voitglànder. La gamma delle lunghezze focali va da 28 a 400 mm. Tutto questo ha fatto della Rectaflex un apparecchio unico e un simbolo.

Le qualità della Rectaflex, che sarebbe poi andata incontro a una fine prematura quanto ingiusta. Ha avuto una vita piuttosto breve: da 1948 a 1959; ed è un peccato perché la sua fine non dipese da una carenza di funzionalità dell'apparecchio ma piuttosto ebbe poca fortuna solo per una cattiva gestione economica dell'azienda.

1949 - Rectaflex e Contax Spiegel

1953 - Contaflex

Però, in assoluto, la prima reflex la Contax Spiegel, meglio nota come Contax S, nasce ufficialmente almeno sei mesi dopo, del 1949. Costruita dalla Carl Zeiss della Germania dell'Est e, seguito all'assegnazione del marchio alla Zeiss Ikon occidentale, i modelli esportati furono venduti con il nome di Pentacon. L'apparecchio era munito di un pentaprisma e guardando nel mirino all'altezza dell'occhio. La macchina aveva sostituito il vecchio otturatore di metallo con uno di tessuto e aveva cambiato il sistema di montaggio dell'obiettivo al metodo a vite 42mm, come Praktica ed è divenne il così definito universale. Lo specchio che devia l'immagine, dopo lo scatto non ritorna automaticamente nella sua posizione; caricando l'otturatore lo specchio si abbassa.

La prima macchina fotografica dotata di obiettivo con diaframma automatico: Contaflex, nel 1953, Zeiss Ikon di Stoccarda nella Germania Ovest. Consisteva nella scelta di adottare un obiettivo fisso, abbinato ad un otturatore centrale e le lamelle del diaframma si chiudevano solo al momento dello scatto.

Nel 1954, dopo sette anni di ricerche, il Giappone produsse il primo apparecchio reflex monobiettivo 35 mm, ma si atteneva alla formula più sperimentata del mirino a pozzetto.

La presentazione della Asahiflex ha utilizzato con il suo specchio a ritorno istantaneo dopo lo scatto.  Fino ad allora infatti le reflex avevano uno specchio che si sollevava poco prima dello scatto, ma che poi rimaneva in questa posizione fino a quando non si ricaricava l'otturatore. Però diede luogo ad un vespaio di polemiche sull'utilità di questa soluzione: era nato il problema delle vibrazioni di una reflex.

1954 - Asahiflex I

Ma il consumatore esigente voleva ancora di più: la mancanza di un pentaprisma perchè usare la fotocamera in verticale era infatti molto difficile e la ripresa di oggetti in movimento era quasi impossibile.

Quindi, del 1957, la stessa ditta Asahi Optical Co. disegnò il suo primo apparecchio con un pentaprisma incorporato e lo chiamò Asahi Pentax AP, combinando le due parole AP: "Asahiflex" e "Pentaprisma". La reflex è elegante e funzionale ed nuovo innesto a vite M42x1.


1957 - Asahi Pentax AP

1959 - Nikon F

Alla fine del 1958, i modelli Nikon S con telemetro erano già largamente usati. Offrivano una scelta di oltre trenta obiettivi da 25 mm a 350 mm e con un obiettivo standard da 50 mm che aveva un'apertura di diaframma f/1; si trattava di una luminosità eccezionale, mai vista prima di allora. Un altro anno, cioè '59, è di nascita della Nikon F: non aveva ovviamente ancora un esposimetro incorporato, ma vi si poteva applicare un mirino Photomic che era dotato di una cellula collegata all'otturatore e al diaframma. Ma si è subito affermata come il primo sistema fotografico professionale, caratterizzato da ottiche e mirini intercambiabili.

La Nikon fu probabilmente uno dei primi fabbricanti a comprendere l'importanza di poter scattare vari fotogrammi al secondo, tanto che lo progettò fin dall'inizio in modo da potervi applicare il motore rivoluzionario, che permetteva all'utente di scattare quattro fotogrammi al secondo.

Il vastissimo parco ottiche utilizzabile consentiva di avere uno strumento adatto a tutte le situazioni, dal reportage al ritratto e dalla macrofotografia è stata la prima reflex ad essere dotata di un opzionale motore elettrico per il trascinamento della pellicola. Per il suo enorme successo commerciale, uguagliato solo da pochissime altre fotocamere, che arriva praticamente fino ai giorni nostri. Fu questo modello, più di qualsiasi altro, che rese il nome "Nikon" familiare ai fotografi professionisti di tutto il mondo.

GLI ESPOSIMETRI TTL

Tre importanti innovazioni caratterizzano gli anni '60: la produzione di massa, l'elettronica e l'automazione.
La produzione di un apparecchio era un lavoro di esperti e il materiale di buona qualità veniva prodotto a mano, un apparecchio alla volta; adesso invece fece due enormi passi avanti nella fabbrica: la produzione venne semplificata, gli elementi standardizzati e, per la prima volta, si impiegò un nastro trasportatore per il montaggio. La compatta Canon-P fu il primo apparecchio al mondo ad essere prodotto su catena di montaggio. Lanciata alla Photokina del 1960, come un apparecchio di buona qualità che poteva essere acquistato con un mese di salario, molto meno di quello che costavano all'epoca.


1963 - Topcon RE Super

Nel 1963 la Tokyo Kogaru KK introduce la fotocamera Topcon RE-Super, la prima ad essere equipaggiata con un sistema di misurazione dell'esposizione TTL (through the lens cioè con lettura attraverso la lente) oltre quello, indubbiamente suo, dell'introduzione del sistema dei due aghi da sovrapporre per regolare l'esposizione della fotocamera. Aveva le cellule dell'esposimetro sullo specchio e consentiva la misurazione della luce a tutta apertura.

I tempi suonano bene da B a 1/1000. L'esposimetro reagisce bene alla luce e sembra essere preciso.

La Topcon era una fotocamera di classe con un esposimetro assai originale: la cellula era montata sul retro dello specchio semiriflettente. Principalmente, per la qualità ottica luminose di obiettivi Topcor. Sia il pentaprisma che il dorso sono intercambiabile e fu una valida e temibile concorrente della Nikon F.

 

CURIOSITA': MEZZO FORMATO

Sempre dell'anno 1963, la Olympus Pen F è una reflex 35 mm che somigliava moltissimo ad una non reflex e forniva fotogrammi mezzo formato di 18x24 mm. Ha un sistema esposimetrico manuale, i tempi arrivano fino a 1/500 e per fare le foto in orizzontale occorre inclinare la macchina di 90°.

Olympus Pen F

 

La Asahi Pentax Spotmatic venne presentata nel 1960 le prime fotocamere con esposimetro incorporato con cellule al CdS e lettura della luce TTL, cioè dalla luce che attraversa l'obiettivo, ma entrò in produzione, leggermente modificata, solamente nel '64. L'otturatore a tendina con velocità da un secondo ad un millesimo oltre la posa B, le sincronizzazioni FX e P, l'innesto a vite 42x1 degli obiettivi Takumar e Super Takumar e la batteria da 1.35 volt e la forma piacevole ed curatissima della carrozzeria.

Nel 1965 nasce anche la Leitz, con enorme ritardo rispetto alla concorrenza, ammette che anche le reflex sono apparecchi validi e affianca: la Leicaflex è di qualità ma poco moderna con la lettura dell'esposimetro non TTL ma attraverso una finestrella sul frontale. Venne lanciato insieme con quattro nuovi obiettivi delle più comuni lunghezze focali e tutti muniti di diaframma automatico. La Leicaflex aveva un nuovo otturatore sul piano focale che arrivava a 1/2000 di secondo e una sincronizzazione per il flash elettronico di 1/100. L'immagine sul mirino era luminosissima in paragone a quella di molti apparecchi della stessa epoca e aveva al centro una zona a microprismi per la messa a fuoco.


1964 - Asahi Pentax Spotmatic

1965 - Leicaflex

1967 - Konica Autoflex T

La prima reflex monobiettivo automatica del 1967 fu la Konica Autoreflex T, un apparecchio a priorità dei tempi con misurazione dell'esposizione attraverso l'obiettivo. Il fotografo fissava il tempo dell'otturatore da uno a 1/1000 di secondo e l'apparecchio sceglieva automaticamente l'apertura di diaframma appropriata. L'apparecchio offriva una scelta di obiettivi f/1,7 - f/1,4 e f/1,2. La Konica, naturalmente, usava ancora un otturatore meccanico. Sempre più l'automazione stava diventando più di un semplice aiuto al fotografo per trovare la giusta esposizione, liberando il fotografo dai problemi tecnici e lasciandogli più tempo per concentrarsi sul lato artistico della ripresa.

Alla fine degli anni '60, l'automazione stava diventando più di un semplice aiuto al fotografo per trovare la giusta esposizione. La Yashica TL Electro-X, prodotta nel 1968, fu invece la prima reflex monobiettivo con un otturatore elettronico, ma fu solo quando l'otturatore venne accoppiato all'esposizione automatica in una reflex monobiettivo che fu possibile sfruttare a pieno le potenzialità di questo sistema.

 

CURIOSITA': SPECCHIO FISSO

Gli anni che vanno dal 1960 al '70 vedono comparire tutta una serie di apparecchi che durano sul mercato qualche anno per poi scomparire: si tratta di esperimenti che servono a trovare la strada migliore per arrivare alla reflex dei giorni nostri. In questi anni nascono la Konica Domirex, del 1963, caratterizzata dalla mancanza dello specchio, sostituito da un prisma semiriflettente nell'obiettivo, e la Canon Pellix, del 1966, dove era adottato uno specchio fisso semiriflettente che suddivideva la luce proveniente dall'obiettivo tra la pellicola e il mirino. Il solo vero inconveniente era che con la luce divisa tra il mirino e la pellicola, il mirino stesso era di circa un terzo più scuro che in un apparecchio simile e approssimativamente un terzo di diaframma in meno di luce cadeva sulla pellicola. Tali sistemi, pur se in modi sostanzialmente diversi, eliminare lo specchio mobile.  Data la delicatezza di questo componente, creava più problemi che altro. E' durata solo qualche anno.

Del 1989 c'è un nuovo modello, Canon EOS RT, ed è un "remake": semireflettente fisso e essenziare della EOS 630 ed è durato tre anni.

1963 - Konica Domirex 1966 - Canon Pellix 1989 - Canon EOS RT

 

ANNI RUGGENTI

Gli anni settanta inizia anche l'era delle fotocamere sempre più sofisticate dal punto di vista elettrico, con più transistor e circuiti integrati e sempre più spinta.

Il primo apparecchio che comprendeva tutti e tre questi elementi fu l'Asahi Pentax ES, apparso nel 1971. Questo primo apparecchio automatico reflex monobiettivo con un otturatore elettronico, rappresentò il prototipo di una generazione interamente nuova di apparecchi. L'Asahi Pentax ES funzionava a priorità dei diaframmi, in quanto il fotografo regolava l'apertura e l'apparecchio sceglieva e fissava il tempo dell'otturatore.


1971 - Asahi Pentax ES

Quest'ultimo, infatti, era metà elettronico e metà meccanico: la prima tendina si apriva meccanicamente e la seconda si chiudeva elettronicamente dopo che la corretta esposizione era stata eseguita. I tempi andavano da 1/1000 a 8 secondi con velocità meccaniche tra 1/1000 e 1/60. L'apparecchio era fornito con obiettivi Takumar 50 mm f/1,4 o 55 mm f/1,8.

Lo stesso anno venne lanciata la Canon F-1 che era più di un semplice apparecchio, era un vero e proprio sistema. Fino ad allora gli accessori erano qualcosa che si aggiungeva a discrezione, il sistema F-1 era ideato come un'entità a sé stante: apparecchio, accessori, tutto il necessario per un completo corredo da professionista. Fin dall'inizio la ditta Canon pianificò non meno di 10.000 parti differenti e considerò indispensabili per il suo nuovo apparecchio quattro elementi fondamentali: il motore, il controllo automatico dell'esposizione, il booster per rendere l'esposimetro più sensibile e il dorso da 250 fotogrammi.

E', sempre la reflex professionale, ecco un nuovo modello: Nikon F2. Era una fotocamera arrotondata, mirini esposimetri più compatti, otturatore con ampliamento dei tempi di posa da 1 s a 1/2000 ed estensione fino a 10 s accoppiando la posa B e ruotando in posizione T il collare che riveste il pulsante di scatto, dorso incernierato e il motore di avanzamento.


Canon F-1
1971
Nikon F2

La fotocamera ha praticamente aperto l'era dell'elettronica. La nuova rivoluzione consisteva in un piccolo indicatore luminoso chiamato diodo emittore di luce o in breve LED.
Il primo apparecchio del 1971 che usò in questo modo i LED apparve la Fujica ST 801. Questo elemento, di durata praticamente infinita, è in effetti un semplice diodo realizzato con uno speciale semiconduttore come il fosfuro-arseniuro di gallio che, collegato a un basso voltaggio di circa 1,5 volt emette una luce rossa o verde. Questi LED erano così piccoli che era possibile inserirli nel mirino di un apparecchio dove potevano essere usati per segnalare il pericolo di sovra o di sotto esposizioni, o usati in una serie per indicare l'apertura o il tempo scelti da un sistema automatico.

1971 - Fujica ST 801

1972 - Olympus OM-1

Da questo momento l'elettronica divenne un elemento normale nella fabbricazione di apparecchi. Tanto più che nel 1972 fece un altro passo avanti: l'inizio portò queste idee rivoluzionarie che rese la normale reflex monobiettivo 35 mm circa un terzo più piccola di ogni altro modello. Ne risultò l'Olympus OM 1 lanciata alla Photokina del 1972. L'apparecchio era la più piccola e la più leggera reflex monobiettivo 35 mm del mondo e venne lanciato come parte di un sistema che comprendeva 280 accessori, tra cui 38 obiettivi intercambiabili.

Quest'apparecchio colse di sorpresa la concorrenza. Entro pochi anni tutti i maggiori produttori di reflex monobiettivo si misero a costruire il loro apparecchio compatto.

Presentata nel 1974 e messa in commercio nel 1975, la Contax RTS, nata da un lavoro d'equipe tra Giappone e Germania, si presenta subito come una fotocamera professionale, ben fatta ed innovativa per l'elettronica (RTS significa Real Time System, il tempo reale tipico dei calcolatori elettronici), per il dolcissimo pulsante di scatto elettromagnetico e per il design raffinato ed elegante per la prima volta oggetto di studio (Gruppo Porsche).

La Contax RTS si può ancora definire una fotocamera bella ed elegante. Il design Porsche ed il look nero hanno fatto scuola. Esposizione automatica a priorità di diaframmi e manuale, i tempi da 1/2000 a 4 secondi più la posa B unico limite è il sincroflash ad 1/60. L'otturatore in stoffa a scorrimento orizzontale è silenzioso e praticamente esente da vibrazioni, permettendo di scattare a mano libera anche con tempi abbastanza lenti. Per la robustezza e la razionalità dei comandi, per il mirino intercambiabile e, logicamente, per gli obiettivi Carl Zeiss con l'eccellente trattamento antiriflessi T*.


1975 - Contax RTS

1975 - Pentax K2

Nel 1975 vennero lanciati tre nuovi modelli (Pentax K2, KX e KM) dotati di un'ampia e moderna montatura denominata baionetta K. L'ammiraglia Pentax K2, automatica e manuale, con otturatore a scorrimento verticale, veniva proposta con un inedito obiettivo SMC PENTAX 50mm f/1.2, di straordinaria luminosità. Tutti i vecchi obiettivi vite 42x1 e gli accessori come soffietti, ecc. potevano essere usati sui nuovi corpi per mezzo di un adattatore, con la perdita però degli eventuali automatismi.

I computer, i protagonisti degli anni '70, influenzarono anche gli apparecchi fotografici con il lancio, nel 1976, della Canon AE-1. Le molteplici capacità di un computer moderno sono basate essenzialmente sulla unità centrale (CPU) e l'AE-1, un apparecchio a priorità dei tempi, ebbe per primo una tale unità incorporata. Ne risultò un sistema elettronico perfezionato che permetteva all'apparecchio di percepire e trasmettere tutte le informazioni al CPU che, a sua volta, controllava il sistema di esposizione automatico.

Il CPU controllava pure la fotografia col flash. Inserendo lo speciale lampeggiatore Canon 155 A, la velocità dell'otturatore veniva automaticamente fissata a 1/60 di secondo, mentre il CPU calcolava la luce del lampeggiatore in qualsiasi posizione fosse e stabiliva automaticamente l'apertura del diaframma per la giusta esposizione: tutto ciò nel brevissimo tempo del lampo.

1976 - Canon AE-1

 

CURIOSITA': COMPATTA AUTOFOCUS

La fotocamera che usò per prima questo sistema del 1977, fu la Konica C35-AF, una compatta automatica non reflex con flash elettronico incorporato, un obiettivo 38 mm f/2,8 ed un otturatore programmato con tempi 1/60, 1/125 e 1/250 di secondo. La messa a fuoco automatica funzionava grazie a due finestrelle. Un controllo a computer, incorporato nell'apparecchio, confrontava le immagini provenienti da questi due punti di vista, calcolava la distanza del soggetto e regolava di conseguenza l'obiettivo; tutto nello stesso momento impiegato dal fotografo per premere il pulsante di scatto.

Konica C 35 AF

Intorno al 1977 la maggior parte dei fotografi dilettanti e professionisti si erano convertiti agli apparecchi automatici, ed il grande problema in discussione in quei giorni era quello di sapere quale tipo di automatismo fosse il migliore. In parole povere la discussione poteva essere ristretta a due casi: priorità dei tempi (voi regolate l'otturatore, l'apparecchio regola il diaframma) o, più diffuso, priorità dei diaframmi (voi regolate il diaframma, la macchina regola il tempo di scatto). Gli argomenti erano numerosi sia prò che contro i due sistemi. La soluzione ideale per tutti sarebbe stata quella di un apparecchio che desse la possibilità di entrambi i sistemi, ma questo non esisteva. Perlomeno fino alla fine del 1977.

Il primo apparecchio al mondo che offrì la scelta tra la priorità di diaframmi, la priorità di tempi e l'uso manuale fu la Minolta XD-7, prodotta nell'autunno 1977 e messa sul mercato all'inizio del 1978. La XD-7 usa un piccolo comando a tre posizioni per selezionare il sistema di cui il fotografo aveva bisogno per la ripresa che stava facendo. Tutte le informazioni come il tempo di scatto e l'apertura del diaframma scelti erano mostrati nel mirino e la messa a fuoco veniva favorita da un telemetro ad immagine spezzata con corona di microprismi.


1978 - Minolta XD-7

Insieme alla XD-7, la Minolta forniva un motore e un nuovo interessante lampeggiatore elettronico l'Auto Electroflash 200X. I due accessori funzionavano perfettamente insieme perché il lampeggiatore era in grado di mantenere il ritmo del motore di due fotogrammi al secondo.

 

                 Pentax Auto 110

CURIOSITA': PICCOLO FORMATO

La fotocamere di piccolo formato Pentax Auto 110 del 1978 rappresentano la massima evoluzione di un formato di pellicola che fornisce fotogrammi di 13x17 mm. In particolare e interessante perchè ricalca completamente le forme di una normale reflex 35 mm, sembra una miniatura delle sorelle di formato maggiore, e può adottare obiettivi intercambiabili, possibilità di utilizzare il winder, ecc. Le dimensioni è di 55x97x30 mm (base, larghezza e profondità) e' anche molto leggera (peso 159 gr, solo corpo) perchè realizzata con materiali plastici anche se parte del corpo e' costruito in metallo, baionetta delle ottiche compresa.

 

I primi a subirne l'influsso sono gli otturatori, che hanno raggiunto l'apice nella Contax 139, del 1979, dove un circuito elettronico al quarzo (come quello degli orologi, tanto per intenderci) ne controlla il movimento; poi è toccato agli esposimetri e al vecchio, ma ancora valido galvanometro ad ago visibile nel mirino, che è stato rimpiazzato da dei diodi colorati e luminosi (LED).

Anche le prime fotocamere automatiche sono di questo periodo, ma non trovano un largo successo di pubblico (Konica Autoreflex, Miranda EE, ecc.) a differenza di quanto avviene con la Pentax ME Super e invece la prima reflex automatica a priorità dei diaframmi, dotata di otturatore elettromeccanico. Rimase in produzione per ben otto anni.

Konica FS-1 non c'era tradizionale leva di carica: l'avanzamento della pellicola a mezzo motore incorporato dotato di scatto singolo e continuo fino a 1.6 ftg/sec. Per il resto l'obiettivo 40mm f/1.8 Hexanon AR, otturatore a tendina controllato elettronicamente, esposimetro con cellule al GaAsP con misurazione TTL a tutta apertura media con prevalenza della zona centrale. Alimentazione con 4 pile AA.

1979

Contax 139


Pentax ME Super

Konica FS-1

 

AVANZAMENTO AUTOMATICO

1980 - Pentax LX

Celebrando in grande stile del 60 anni di Asahi Optical Co. (vedi Marche), venne introdotta la reflex più avanzata dell'epoca: la superprofessionale Pentax LX del 1980. Versatilissima, dotata di mirini intercambiabili, otturatore in titanio e lettura TTL anche durante l'esposizione (sistema Pentax IDM: Integrated Direct Metering), la LX spiccava per l'eccezionale capacità di lavorare anche a livelli di luce bassissimi (fino a -6,5EV, un traguardo ancora oggi insuperato). Lo scopo dei progettisti della LX era quello di creare una reflex professionale che fosse al contempo robusta e compatta. Per contenere il peso, vennero adottati rivestimenti in lega di alluminio al posto del classico ottone. L’intercambiabilità degli schermi attraverso la flangia portaobiettivi venne adottata per la massima compattezza. Esposimetro ancora oggi ineguagliato ai bassi livelli luminosi.

Sempre del '80, dopo alcune vicissitudini commerciali, nacque la Rollei Fototechnic. Furono prodotte la Rollei SL 2000 F, prima reflex monobiettivo della casa nel formato 35mm. La Rollei presentò il prototipo di un apparecchio rivoluzionario che partiva dalla stessa idea base con essere diviso in tre parti più l'ottica: corpo macchina con otturatore a tendina, pellicola in magazzino intercambiabile, ottica intercambiabile. Viene mantenuto il pozzetto Rollei con lente d'ingrandimento ma per le riprese ad altezza d'occhio e in verticale vi è un oculare che consente del pari la visione attraverso l'obbiettivo. L'apertura del pozzetto esclude il funzionamento del mirino ad altezza d'occhio e viceversa.  Peraltro in luogo della pellicola 120 utilizzava pellicola da 35 mm, nei normali caricatori per un massimo di 36 pose e in quelli speciali da 72 pose. L'avanzamento avveniva mediante motore interno e il funzionamento dipendeva dall'alimentazione elettrica.

La genialità del progetto e il costo allineato o inferiore rispetto ad altre professionali (salvo che non si volesse collezionare tutti gli obbiettivi disponibili) meritavano miglior fortuna, tanto più che le ottiche potevano essere utilizzate anche sulle economiche 35 SL, ma non sempre i prodotti innovativi incontrano il favore del mercato. Troppo tardi per incontrare il successo che meritava.

1980 - Rollei SL 2000F


destra

sinistra

sistema

La Nikon F3, ancora '80, è la prima professionale con esposimetro incorporato nel corpo macchina e automatismo di esposizione. La maneggevolezza molto buona, anche con il motore montato. Le sue caratteristiche comprendono: esposizione automatica a priorità dei diaframmi, visualizzazione dei dati nel mirino tramite display LCD illuminabile, sistema di misurazione con lettura semi-spot a forte prevalenza centrale, blocco della memoria esposimetrica, meccanismo blocca-specchio, circuito TTL flash, scala di compensazione dell'esposizione e leva per esposizione multiple. Sono disponibili 5 mirini intercambiabili accessori e 22 schermi di messa a fuoco, ed è possibile l'impiego di obiettivi Nikkor non-Ai. Insieme all'apparecchio è stato presentato il nuovo motore MD-4, che vanta una cadenza massima di ripresa pari a 6 fotogrammi/secondo.

1980 - Nikon F3


1981 - Pentax ME-F

Solo una cosa rimaneva ora al fotografo da fare manualmente: la messa a fuoco, che fu resa automatica nella primavera del 1981. Dopo le fotocamere con il motore incorporato è arrivato il momento di quelle che mettono a fuoco da sole (autofocus) come la Pentax ME-F, la Canon AL-1 e la Nikon F3 AF, autofocus che e un ulteriore passo verso l'automatismo totale.

 

CURIOSITA': IL SENSORE CCD

Nell'agosto del 1981 Sony annuncia la Sony Mavica FD5 (Magnetic Video Camera), che utilizza dischi rimovibili per registrare le immagini. Non si tratta di una fotocamera digitale, poiché il sensore CCD produce un segnale video in formato NTSC ad una risoluzione di 570 × 490 pixels. I dischi rimovibili denominati Mavipak 2.0" saranno poi largamente adottati e conosciuti come Video Floppy (VF) e potevano contenere fino a 50 immagini. Le fotografie potevano essere viste sullo schermo televisivo. Non è digitale ma analogica, comunque, questa fotocamera è riconosciuta come la pioniera dell'era digitale.

 

La Nikon F3 HP, tre anni di più, è soltanto il mirino perchè particolarmente utile a chi porta gli occhiali. Esse montano, infatti, un pentaprisma High Eyepoint, dotato di un oculare maggiorato che consente di vedere l'inquadratura e i dati di esposizione anche tenendo l'occhio ad una distanza di 25mm. E' il primo e l'unico mirino cosi.

1983 - Nikon F3 HP

 

La Minolta 7000, del 1985, eliminando tutte le ghiere con tutti i pulsanti e display, a parte gli obiettivi le ghiere del diaframma e della distanza di messa a fuoco. La plastica predomina nella costruzione della macchina.

La Minolta 7000 svolge le stesse funzioni con 9 pulsanti: programmata, automatica a priorità del diaframma o dei tempi, manuale e concentra le informazioni del mirino in un display a cristalli liquidi. Ha un aspetto leggero e dipende totalmente dalle batterie: quattro micropile AAA. Pertanto fu accolta con sensazione dalla stampa specializzata e uno strumento ideale per i novizi. La Minolta 7000 aprì con decisione la strada alle reflex autofocus e la sua uscita a sorpresa colse impreparata la concorrenza, che impiegò più di un anno per proporre prodotti alternativi: Nikon 501 e Olympus OM 707 giunsero nel 1986, Canon EOS 620/650 e Pentax SFX solo nel 1987.


1985 - Minolta 7000

1986 - Canon T90

Canon T90, soprannominata "The Tank", nel 1986, fu disegnata dal designer italo-tedesco Luigi Colani, all'insegna dell'ergonomia e delle linee curve più innovative, grazie anche all'impiego di lavorazioni del guscio esterno impensabili fino a quegli anni. La T90 racchiude un'elettronica e una componentistica avanzate ed affidabili: motori incorporati, capaci di raffiche a 4.5 fps, otturatore preciso e veloce, quattro modalità di lettura esposimetrica.

Ma un anno di più, nasce dalla drastica rottura con il passato: la serie EOS, quando Canon decide di abbandonare l’affermata gamma di obiettivi FD per un nuovo innesto EF (Electro Focus).

La prima fu la Canon EOS 650 e l'acronimo EOS è di Electro Optical System ma, anche, in riferimento alla mitologia greca, dove Eos è il nome della dea dell'aurora. Le leve e i collegamenti meccanici tra la fotocamera e l’obiettivo EF vengono sostituiti con un sistema completamente elettronico USM (Motore ultrasonico) che aumenta considerevolmente la velocità, la precisione e la silenziosità della messa a fuoco automatica. I motivi di questo avvicendamento sono legati principalmente all'introduzione dell'autofocus.


1987 - Canon EOS 650

 

NEGLI ANNI NOVANTA

Nikonos RS del 1992, la prima e l'ultima reflex Nikon subacquea con autofocus, erano garantite fino ad una profondità di 50 metri. Il dominio della Nikonos V, finalmente, arriva una reflex ultra moderno, dotata di un mirino di generose dimensioni, tali da poter fare l'inquadratura da lontano, senza appoggiare l'occhio sulla macchina. Dato che la macchina è autofocus, ha il caricamento e riavvolgimento automatico della pellicola, compensazione dell'esposizione, tempi fino a 1/2000s e sincro flash portato a 1/125s. Gli obiettivi è R-UW AF-Nikkor dal 13mm, al 28 mm, uno zoom 20-35 mm, uno stupendo 50 mm macro 1:1. Senza dubbio il miglior apparecchio subacqueo mai costruito che, purtroppo non ebbe gran successo, principalmente a causa dell'elevato costo, anche se la qualità delle sue ottiche dà dei risultati tutt'oggi ineguagliati. La sua produzione termina nel 1996.

Nikonos RS e obiettivi R-UW

 

Kodak DCS-100 set

CURIOSITA': LA REFLEX DIGITALE

Il Photokina del 1992 aveva parecchi di marche e modelli, per esempio Canon EOS, Leica R, Minolta Dynax,    Nikon, Olympus OM, Pentax, ecc ma anche la prima reflex digitale. La Kodak DCS-100, capace di registrare immagini con una risoluzione di 1.4 Megapixel. Si tratta di una Nikon F3 con un dorso contenente il sensore da 1,3 Megapixel modificato per contenere il convertitore analogico-digitale, una unità esterna collegata via cavo contenente l'hard disk e un display da 4". Nonostante il peso non certo contenuto (circa 10 Kg) e il costo di 30.000 dollari, la macchina ebbe un discreto successo, anche grazie ad una politica commerciale capillare.

 

La Contax AX, del 1996, l'apparecchio è molto corpulento, otturatore da 30" ad 1/6000", completa di ogni funzione (esposizione manuale, programmata e a priorità di tempi o di diaframmi), vetri di messa a fuoco intercambiabili e, per gli incontentabili, anche l'esposizione multipla sul fotogramma e due autoscatti elettronici il tutto utilizzando i classici obiettivi Zeiss. La fotocamera è pesantissima (1.105 g) ma mi sono dovuto ricredere presto: della maggior parte delle reflex 35mm professionali della Nikon F5 (1210 g) e poco di più della Canon EOS 1v (945 g).


1996 - Contax AX

2004 - Leica R9

L'ammiraglia della Leica R 9, del 2004, evoluzione della R8. La fotocamera del peso di 790 g, ottenuta dall'uso di materiali in lega di magnesio, ha riduzione di 100 g. Un innovativo sistema di misurazione esposimetrica a multi-pattern e la nuova possibilità di utilizzare col flash le elevatissime velocità dell'otturatore a 1/8000.

Pero, dopo cinque anni (marzo 2009), Leica ha annunciato che ha chiuso la produzione della sua serie R. Il motivo dietro a questa mossa è la necessità di concentrarsi sulla produzione della Leica S2.

Negli ultimi anni il mercato delle reflex analogiche si è dissolto a favore del digitale. La fine delle fotocamere per le pellicole o proprio la cessata della produzione, ecco: 1995-96 Chinon e Rollei, 2003 Olympus, 2004 Cosina, Kiev, Praktica, Ricoh e Seagull, 2006 Pentax, Voigtlander, Yashica/Kyocera, 2007 Canon, Contax, Minolta e Vivitar, 2009 Leica R.
L'unico è solo Nikon F6 ma non più disponibile: non c'è nessuno i negozi e, direttamente, solo alla Nikon del Giappone.

 

Immagini: absea.net (Nikonos RS), basepath.com (Olympus PenF, Canon Pellix, Konica Autoreflex, Pentax ME-F, Minolta 7000, Canon F1, Canon AE1), chatarrafoto.blogspot.com (Contaflex), corbellacollection.it (Nikon F3), corsopolaris.net (Leica I), exakta.org (Exakta Kine), flatpack.microwavepizza.co.uk (Canon EOS RT), fotocommunity.de (Minolta XD7), fotobox.over-blog.fr (Contax 139), kameramuseum.de (Konica C35-AF), letsgodigital.org (Canon EOS-1), theotherphotographyblog.blogspot.com (Pentax auto 110), www.aohc.it (Asahiflex, Asahi AP), www.collection-appareils.fr (Konica FS-1), www.earlyphotography.co.uk (Gomz Cnopm), www.mir.com.my (schema Pellix), www.novacon.com.br (Duflex, Konica Domirex), www.ukcamera.com (Sutton),  www17.atpages.jp (Rollei SL2000)

 

2015-10-30 10:48:53