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LA STORIA DI...

Marche Italiane 1945-1965

LE INDUSTRIE FOTOGRAFICHE ITALIANE DEL PERIODO D’ORO

La costruzione di fotocamere in Italia è ricca di una tradizione che risale alla seconda metà dell’ Ottocento, e che vede nei primi anni del Novecento le attività artigianali affiancate da altre attività, organizzate a livello industriale, e concentrate soprattutto a Milano, con aziende come Albini, Torrani e Murer. Negli anni Trenta questo fenomeno si accentua, con industrie come la Ferrania, che incorpora aziende diverse (dalla Fiamma alla Cappelli) ed inizia a costruire fotocamere di tipo economico. Sono presenti anche industrie più piccole, come la ICAF di Bencini, mentre aziende come Fratelli Koristka o Salmoiraghi costruiscono obiettivi fotografici e Durst costruisce ingranditori.
Il coinvolgimento dell’Italia nel secondo conflitto mondiale significa per le industrie fotografiche una battuta d’arresto nella produzione destinata al mercato civile, ma significa anche lo sviluppo delle commesse militari legate soprattutto alla fotografia aerea, settore in cui operano aziende come la San Giorgio, la Galileo e la OMI-SIRCE. Queste esperienze sono fondamentali per il successivo sviluppo industriale, quello che segue la fine del conflitto, e che viene indicato come il periodo che va dalla ricostruzione fino al boom economico. Delle industrie fotografiche presenti prima del conflitto ne sopravvivono poche, ma nascono numerose nuove industrie, per supplire alla mancanza della maggior parte dei materiali fotografici ed al vuoto rappresentato dalla paralisi produttiva di paesi come la Germania, quasi annullata dai bombardamenti, suddivisa in diverse zone di influenza politica, ed incapace di soddisfare le richieste dei mercati stranieri. Di questo vuoto approfittano per espandere le proprie industrie ottiche e meccaniche i paesi vincitori, come Francia ed Inghilterra, ed anche l’Italia non rimane indietro.
In questa situazione favorevole la creatività italiana offre una ampia gamma di prodotti, caratterizzati quasi sempre da una grande fantasia progettuale e da un buon livello qualitativo e realizzati sia da parte di industrie vere e proprie che da parte di abili artigiani che si improvvisano imprenditori avviando delle produzioni in piccole serie.

Le fotocamere 35mm

Se nel periodo prebellico sono stati i prodotti tedeschi ad imporsi sui mercati internazionali, nell’immediato dopoguerra, dichiarati decaduti molti brevetti, appare quasi spontaneo riferirsi a quegli stessi modelli, specialmente a quelli più facilmente imitabili, per iniziare un nuovo tipo di produzione.

 
GGS Luckyflex

La scarsità dei materiali sensibili, di fronte invece ad una certa disponibilità di pellicole 35mm di tipo cinematografico, finisce per orientare la maggior parte della produzione verso questa tipologia, e come modello viene preso in maniera quasi naturale la Leica a vite, cosa che avviene nello stesso periodo anche negli altri paesi, come Francia, Inghilterra, USA, URSS e Giappone.
Ma anche davanti al modello delle Leica a vite gli italiani non rinunciano alla loro proverbiale creatività, operando pesanti modifiche, sia estetiche che funzionali, e proponendo alternative interessanti, come le fotocamere di mezzo formato 18x24mm come COMI Luxia e Ducati Sogno e alla originale biottica Rolleiflex di GGS Luckyflex ma più piccolo: la pellicola 35mm con negativi di formato 24x36 mm. Il sigla è GGS ma il vero nome è Carlo Gnecchi e Giovanni Sommaruga.

Fra la fine degli anni Quaranta ed i primi anni Cinquanta vengono costruite numerose fotocamere 35mm ispirate alle Leica, con o senza telemetro, con obiettivi intercambiabili con innesto a vite o a baionetta, ma anche fotocamere 35mm con l’obiettivo fisso, con o senza telemetro, fino ai modelli più economici dei primi anni Sessanta.
Fra le 35mm a telemetro ispirate alle Leica a vite ed equipaggiate con lo stesso innesto troviamo le fotocamere Sonne, costruite da Antonio Gatto, e le Wega della AFIOM, ambedue di Pordenone, le Kristall, costruite da Domenico Chinaglia a Belluno, e le Gamma III della seconda serie costruite dalla omonima società di Roma.

 
Opuscoli 1946-1955

Il modello Leica viene seguito anche da aziende più piccole, come il foto-riparatore milanese Ettore Boscoli che realizza i prototipi EffeBi Borletti e le Fiumea, copie della Leica IIIb e realizzate in pochi esemplari, ed il milanese Agostino Ballerio che costruisce in pochi esemplari le Perseo di formato 24x32mm. 
Più originali, e dotate di un innesto a baionetta esclusivo sono invece le fotocamere Janua costruite dalla San Giorgio di Genova, la prima versione delle Gamma costruite a Roma, e le fotocamere Lux, Bilux, Reporter e Standard costruite dalla ISO di Milano. Ottime fotocamere a telemetro con l’obiettivo non intercambiabile sono le diverse versioni delle Condor costruite dalle Officine Galileo di Firenze e commercializzate da Ferrania, le Princess costruite dalla Closter e le Perla costruite dalla Gamma, due aziende romane note per produzioni anche più economiche.

Boscoli
Fiumea

AFIOM
Wega

Chinaglia
Kristall

Gamma
Gamma III

Off. Ballerio
Perseo

San Giorgio
Janua

A.Gatto
Sonne C4

ISO
Standard

Ferrania
Condor I

Closter
Princess

Nonostante le buone intenzioni, le così dette “Leica italiane” non dispongono in genere di un corredo di obiettivi all’altezza della situazione. Un caso a sé è rappresentato invece le monoreflex Rectaflex, costruita a Roma fra il 1948 ed il 1955 da una società costituita appositamente, che utilizza un ampio corredo di accessori e di obiettivi, quasi tutti stranieri, e che tuttavia non ha avuto né imitazioni né seguito.
Fotocamere 35mm meno sofisticate, prive del telemetro ed equipaggiate con obiettivi poco luminosi ed otturatori dalle prestazioni limitare, sono le Duca per caricatori tipo Karat costruite dalla Durst di Bolzano, le Acies costruite per i due formati 24x36mm e 18x24mm dalla azienda veneziana FAF, le Herman costruite a Torino dalla società Fototecnica, le Elettra costruite dalla Sirio e le Condoretta delle Officine Galileo, ambedue costruite a Firenze, oltre alle Lucky costruite insieme alle biottica Luckyflex da Gnecchi e Sommaruga a Milano. Molte fotocamere 35mm economiche vengono costruite dalla Closter (Costruzioni Fotografiche S.r.L.) a Roma, come le Closter della prima e della ultima serie, le Rollina costruite dalla OMI, le fotocamere Vinkel e Kelvin costruite dalla SEDE, le piccole fotocamere Klein costruite dalla società che portalo stesso nome, e le fotocamere Gamma dell’ ultimo periodo, denominate Alba, Atom ed Atlas.

FAF
Acies

KLEIN
Klein 1

O.Galileo
Condoretta

SIRIO
Elettra

GGS
Lucky

Closter
Closter II

OMI
Rollina

Fototecnica
Herman

SEDE
 Kelvin

Gamma
Perla

Verso la fine degli anni Cinquanta Durst presenta la fotocamera 35mm Durst Automatica con esposimetro incorporato. Fotocamere particolari che utilizzano la pellicola 35mm sono le fotocamere motorizzate Microflex della milanese Fotorex, le tricromatiche Sunshine della OMI di formato 8x11mm e le stereocamere Microstereo del genovese Cesare Speich di formato 11x11mm.

Curiosità: subacquee italiane

Negli anni sessanta per le riprese subacquee: la francese Spirotechnique Calypso e, nel 1963, la Nikon acquista la licenza e viene ribattezzata Nikonos.
Però, nel 1968, ecco l’artigiano milanese Invernizi, realizza le fotocamere 35mm battezzate MiniSub o Anphibian oppure Gagy, economiche ma impermeabili. Il corpo è alluminio con l'obiettivo f9,5/35mm, tempi e diaframmi fissi; dimensioni mm 140x70x65, peso totale g 562.

Più tardi rispetto al resto della produzione di fotocamere 35mm, e quando molte delle esperienze più significative si sono definitivamente concluse, anche Bencini e Ferrania si cimentano con il formato 24x36.

Bencini

Comet 35
NK 135

La Bencini presenta nel 1958 le Comet 35, seguite dalle Koroll 35 e dalle Korolette, e molto più tardi, nei primi anni Settanta dalla serie dalle Comet NK 135 e dai modelli successivi, realizzati fino ai primi anni Ottanta.
Ferrania dal canto suo presenta nei primi anni Sessanta le fotocamere 35mm della serie Lince, costruite in Germania, a cui seguono le Zephir e le Electa.
Nei primi anni Sessanta sia Ferrania che Bencini realizzano piccole fotocamere per i caricatori 35mm tipo “ Rapid”, le Eura Rapid 24x24mm e Lince Rapid 24x36mm le Comet Rapid 18x24mm. In seguito, sia Ferrania che Bencini realizzano fotocamere economiche per i caricatori tipo Instamatic.

Ferrania

Lince


Lince Rapid

Le fotocamere di formato mezzo e minimo

L’immediato dopoguerra è caratterizzato dalla presentazione delle così dette “microcamere”  Sogno, realizzate dalla Ducati di Bologna per il mezzo formato 18x24mm su pellicola 35mm in caricatori speciali, equipaggiate con il telemetro accoppiato, un otturatore a tendina ed un intero sistema di obiettivi intercambiabili e di accessori.


Ducati
Sogno


Ducati
Simplex


COMI
Luxia

Alla Sogno la Ducati fa seguire il modello semplificato Simplex, priva di telemetro e con obiettivo non intercambiabile. A Roma la società COMI mette in commercio la fotocamera di mezzo formato Luxia, con obiettivo fisso e disponibile in una varietà di finiture e colori diversi. Sempre a Roma la società Scat offre le economiche fotocamere 16mm con lo stesso nome.

La San Giorgio di Genova costruisce ma non commercializza le fotocamere Safo di formato 24x24mm e realizza un prototipo per una fotocamera Parva per la pellicola da 16mm.
Invece Officine Galileo di Milano presentano a metà degli anni Cinquanta una sofisticata fotocamera 16mm, la GaMi 16, equipaggiata con un ottimo obiettivo ed un ottimo otturatore, un telemetro accoppiato, un motore a molla incorporato ed un vasto parco di accessori fra i quali due aggiuntivi ottici per telefotografia.


GaMi 16
chiuso e aperto

Curiosità: quasi cineprese

Ci sono poche cose a sviluppo verticale e la fotocamera è la rende facilmente confondibile con le cineprese della stessa epoca.
Alla Fiera di Milano del 1946 la DURST di Bolzano presentò la fotocamera DUCA, un apparecchio in lamierino metallico verniciato in nero, per il formato 24x36 mm in caricatori Karat con cui si ottenevano 12 pose con ogni rullo. Nel 1953 la Bencini COMET III, in fusione di alluminio e il formato è di 3x4 in rullo 127. E' uno stile elegante ma povera aspetto tecnico: diaframma fisso con apertura a f/11 e otturatore con tempo di scatto singolo di 1/50sec.

Il medio formato per dilettanti e professionisti

Accanto alle fotocamere 35mm si sviluppa la produzione delle fotocamere che utilizzano il film in rotolo di formato più grande, come il tipo 127 per i formati 3x4cm, 4x4cm e 6x4cm, ed il tipo 120 per i formati 6x4.5cm, 6x6cm e 6x9cm. Questo tipo di produzione è molto articolato, e va dalle fotocamere più semplici tipo box, cioè un cubo, che offrono prestazioni limitate analogamente ai modelli costruiti da Ferrania e Bencini nella seconda metà degli anni Trenta, fino alle fotocamere professionali che insidiano il predominio delle fotocamere per lastre o per pellicole piane di dimensioni maggiori, la cui produzione prosegue in Italia fino ai tempi recenti.
Già nel periodo bellico la Ferrania costruisce le fotocamere economiche di formato 4x6cm Alfa ed Eta e le Beta di formato 6x6cm, a cui seguono nel 1945 le Zeta 6x9cm e Zeta Duplex 6x9cm / 4.5x6cm e le Delta di formato 6x4cm. Vengono inoltre realizzate le fotocamere a soffietto 6x9cm della serie Falco e le piccole Rondine di formato 4x6cm.
All’inizio degli anni Cinquanta, sempre Ferrania, nascono le false biottica 6x6cm Elioflex, le impegnative Astor 6x6cm con mirino galileiano e le Tanit 3x4cm in pressofusione, a cui segue la serie delle Ibis, realizzate in numerose versioni per i formati 6x6cm, 6x4.5cm, 4x4cm e 3x4cm. Alla fine degli anni Cinquanta viene messa in commercio la fotocamera economica Eura realizzata per il formato 6x6cm, a cui seguono le versioni per i formati 3x4cm e 4x4cm.

Ferrania
Rondine

 Ferrania
Eura

Ferrania
Ibis

Ferrania
Astor

CDF/Bencini
Koroll

Durst
D66

Da parte sua lo storico concorrente di Ferrania, Antonio Bencini, dopo avere costruito nel periodo prebellico fotocamere tipo box e fotocamere a soffietto 6x9cm Argo, Delta ed Etna, mette in commercio nel 1946 il poi la fotocamera Rolet di formato 4x6.5cm realizzata in metallo, e cui seguono le fotocamere realizzate in pressofusione, le Comet per il formato 3x4cm, le Relex per il formato 6x4cm e le Koroll e per il formato 6x6cm. Queste fotocamere vengono costruite per anni in parecchie versioni diverse e vengono affiancate dal modello Comet 3 di formato 3x4cm sviluppato in verticale, come una cinepresa e nei primi anni Sessanta, e dalla Cometa 3x4cm, mentre le ultime fotocamere 3x4cm, analoghe alle Comet ma un poco più complesse, vengono denominate Koroll.
Per l’impiego delle pellicole tipo 127 e tipo 120 su fotocamere economiche e di tipo box vengono realizzate fino dal primo dopoguerra parecchie altre fotocamere, come le Simbi 4.5x6cm della omonima società Simbi di Como, le Koret ed Ikorette 4.5x6 della Alpha Photo di Piacenza, le numerose box di formato 6x9cm dai nomi diversi, alcune delle quali costruite dalla Fototecnica, ed altre simili commercializzate dalla Ro-To, ambedue con sede a Torino, e nello stesso periodo la Durst presenta la fotocamera 6x6cm Durst D66.

Curiosità: Stereoscopiche

A metà degli anni Cinquanta vengono costruite fotocamere stereoscopiche per coppie di immagini 24x24mm su pellicola in rulli tipo 120, come le ISO Duplex ed ISO Duplex Super, realizzate sulla base del prototipo Stereo-Miniatur della società ECOM.

  

La produzione di fotocamere economiche richiede modesti investimenti e sforzi progettuali, mentre altri costruttori dotati di maggiore fantasia e coraggio tentano il mercato professionale, con produzioni interessanti ma limitate nelle quantità realizzate.

A Milano la società Bettoni & Rigamonti costruisce in maniera artigianale le fotocamere professionali portatili Bectar, nei formati 6x9cm e 9x12cm, complete di telemetro e predisposte per l’ impiego del flash, ideali per il fotoreportage, ed Agostino Ballerio brevetta e costruisce le fotocamere a telemetro Kobell nelle due versioni per il formato 6x9cm e 6x7.5cm. Forse la più interessante fra le fotocamere professionali italiane è quella  brevettata e costruita a Roma da Cesare Tiranti: la fotocamera Summa Report 6x9cm viene infatti  equipaggiata con una torretta girevole per due coppie di obiettivi, due per la mira e due per la ripresa, e di dorsi intercambiabili.

 Tiranti - Summa Report  

 


DALLA RICOSTRUZIONE AL BOOM ECONOMICO

In ordine alfabetico

AFIOM (Pordenone) 1953 - Wega 24x36mm
ALPHA PHOTO (Piacenza) 1950 - Koret, Ikorette 4.5x6cm
BALLERIO (OFFICINA AGOSTINO BALLERIO - Milano) 1948 - Perseo 24x32mm , Kobell 6x9cm/6x4.5cm
BENCINI (CMF BENCINI - Milano) 1937 e 1980 - Rolet, Relex, Comet, Koroll 3x4-6x6cm; Comet 35, Koroll 35 - 24x36mm
BETTONI & RIGAMONTI (Milano) 1949 - Bectar 6x9cm
BOSCOLI (Milano) 1950 - Effebi, Fiumea 24x36mm
CHINAGLIA DOMENICO (Belluno) 1948 - Kristall 24x36mm
CLOSTER (Roma) 1950 - Closter, Princess 24x36mm
COMI (Costruzioni Ottico Meccaniche Italia - Roma) 1949 - Luxia 18x24mm 
DUCATI (Bologna) 1926 - Sogno, Simplex 18x24mm  
DURST (Bolzano) 1936 - Duca, Automatica 24x36mm; D66 6x6cm  
ECOM (Roma) 1956 - Stereo Miniatur 27x27 
FAF (Fabbrica Apparecchi Fotografici - Venezia) 1947 - Acies 24x36mm/18x24mm  
FERRANIA (Milano) 1938 e 1961 - Falco 6x9cm; Ibis 3x4cm /4x4cm/4.5x6cm/6x6cm; Astor 6x6cm; Lince 24x36mm
FOTOTECNICA (Torino) 1948/54 - Herman 24x36mm; Tennar 6x9cm; Box 6x9cm  
GAMMA (Roma) 1946/1949 - Gamma 24x36mm  
GAMMA NUOVA (Roma) 1951/1957 - Perla, Stella, Alba, Atom 24x36mm  
GGS (Gnecchi e Sommaruga - Milano) 1946 - Lucky, Luckyflex 24x36mm  
INVERNIZZI (Milano) 1965 - Minisub 24x36mm  
ISO (Industria Scientifica Ottica - Milano) 1946/1958 - Lux, Bilux, Reporter, Standard 24x36mm; Duplex stereo 24x24mm  
KLEIN (Roma) 1953 - Klein 24x36mm  
OFFICINE GALILEO (Firenze) 1948/1952 - Condor 24x36mm  
OFFICINE GALILEO (Milano) 1953/1960 - GaMi 16mm  
OMI-SIRCE (Roma) 1947/1950 - Sunshine 8x11mm; Rollina 24x36mm  
RECTAFLEX (Roma) 1947/1954 - Rectaflex 24x36mm  
RO-TO (Ropolo-Torino) 1950 - Box 6x9cm/6x4.5cm  
SAN GIORGIO (Genova) 1946/1951 - Parva 16mm; Safo 24x24mm; Janua 24x36mm  
SCAT (Roma) 1947 - Scat 16mm  
SEDE (Roma) 1952/1956 - Kelvin, Vinkel 24x36mm  
SIMBI (Como) 1945/1947 - Simbi 4.6x6cm  
SIRIO (Firenze) 1945/1946 - Elettra 24x36mm    
SONNE (Antonio Gatto - Pordenone) 1948 - Sonne 24x36mm  
SPEICH (Pietro e Cesare Speich - Genova) 1955 - Microstereo 10x12mm  
TIRANTI (Cesare Tiranti - Roma) 1948 - Summa Report 6x9cm

Guardate anche le industriale e artigianali di "Nadir Magazine", pag. 3 e 4

OFFICINE GALILEO - SAN GIORGIO - RECTAFLEX - GAMMA -  ISO - A.GATTO - CHINAGLIA - AFIOM - A.BALLERIO - BOSCOLI  - SIRIO - GNECCHI & SOMMARUGA - DURST - FAF - FOTOTECNICA - CLOSTER - OMI-SIRCE - SEDE - KLEIN - DUCATI - COMI - OMI-SIRCE - SPEICH - FOTOREX
SCAT - OFFICINE GALILEO - SAN GIORGIO - BENCINI - FERRANIA - FOTOTECNICA - SIMBI - ALPHA PHOTO - DURST - ISO - TIRANTI - BALLERIO - BETTONI & RIGAMONTI - BENCINI - FERRANIA - DURST - INVERNIZZI

testo: di Danilo Cecchi
bibliografia
: libro "Made in Italy" di M.Antonetto e M.Malavolti; il sito "www.nadir.it/ob-fot/CECCHI"
immagini e ritocchi
corsopolaris.net, mistermondo.com, topgabacho.jp, bencinistory.altervista.org, fotoriflessiva.blogspot.com,  moreschiphoto.it, digilander.libero.it/photocorner, photonicephore.com, storiadellafotografia.it, donato.consonni.it, www.novacon.com.br, mostre.museogalileo.it, www.collection-appareils.fr, www.iso400.it, www.pentaxiani.it