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LA STORIA DEI MARCHI

TOPCON

Fondata a Tokyo il 1° settembre 1932 col nome di "Tokyo Kogaku Kikai Kabushiki-Kaisha" per il Giappone però in Occidente come "Tokyo Optical Company", successivamente "Topcon Optical Co."
La Topcon è una delle più antiche aziende fotografiche giapponesi che si impose fin dall’inizio per l’alta qualità e affidabilità dei suoi prodotti, al punto da diventare fornitrice delle forze armate giapponesi con tutte le guerre mondiali. Negli anni del dopoguerra, e specialmente negli anni Sessanta, fu una temibile concorrente della Nikon e della Canon, le due marche giapponesi più prestigiose. Ma alla riconosciuta eccellenza dei prodotti Topcon non corrispose una felice strategia commerciale e distributiva, cosicché dopo quasi 45 anni di attività, la Casa decise di abbandonare il mercato delle fotocamere nel 1978.

L'anteguerra
Al momento della sua fondazione comprendeva una piccola fabbrica di binocoli e una divisione ottica, la Seikosha, proprietà di Kintario Hattori che era proprietario anche della Seiko, l’antico fabbricante di orologi. Di ricca e influente famiglia, Hattori era non solo il principale azionista della Topcon, ma era soprattutto un personaggio ben introdotto nei più alti ambienti politici e militari dell’Impero.
Già nel 1933 Topcon, guidata da Shinohara, cognato di Hattori, assorbì la Seiko: specializzò nella costruzione di dispositivi di sorveglianza e comincia a produrre i primi obiettivi. Il primo è State Anastigmat, una copia del classico del 1933 dei tripletti Cooke di 10,5 cm. f:4,5, che saranno montati su apparecchi di costruttori terzi, come la First Camera Korks della Kuribayashi, la futura Petri.
Sono anni in cui il Giappone dà il via a una vera e propria corsa agli armamenti e al potenziamento della sua flotta area e navale. Tutti i settori industriali beneficiano di ingenti commesse militari e l’industria fotografica incrementa massicciamente la produzione.
Nel 1935 il vicepresidente Shinohara acquista un prestigioso fabbricante di vetri ottici, la Ohara Optical Glass Co., il cui fondatore Janpachi Ohara; aveva già lavorato per la Nippon Kogaku (cioè Nikon) e successivamente rifornirà anche Asahi e Seiki Kogaku (la futura Canon), e aggiudicarsi varie commesse militari spuntandola sulla Nikon.
I dipendenti della Tokyo Kogaku (cioè Topcon) sono ormai quasi 1000 e, data la scarsità di maestranze specializzate, qualche anno dopo, la società fonda una scuola per la formazione di tecnici del settore ottico-meccanico.
Ma è con la scadenza del brevetto Tessar, nel 1937, e con l’esplosione delle commesse militari che la produzione decolla: diventa fornitore ufficiale dell’Esercito nipponico (mentre Nikon fornisce la Marina Imperiale) producendo migliaia di telemetri, puntatori e altri dispositivi per l’artiglieria, e già nel 1937 è presentato un obiettivo Simlar f:4,5 di 21 cm.

Curiosità: le guerre del Giappone

Dopo la guerra vittoriosa contro la Russia zarista (1904-1905) e dopo aver occupato la Corea nel 1910, era ormai diventata una grande potenza industriale e la nazione dominante nell’Asia orientale. Guidato da un governo apertamente militarista, si era poi lanciato in in una risoluta politica di espansione industriale e territoriale (occupazione Manciuria nel 1930, Patto Anticomintern nel 1932, guerra contro la Cina nel 1937, alleanza con l’Asse nel 1940) che culminò nell’attacco di Pearl Harbour (1941) e all’entrata in guerra contro gli Stati Uniti.

La Lord

Contemporaneamente Topcon decide di produrre un apparecchio per uso civile: nasce così, nel 1937, la Lord, una fotocamera a telemetro di formato 4,5X6 per pellicole 120, dotato di un obiettivo Simlar f:3,5/75 a quattro lenti di tipo Tessar, montato su un doppio tubo telescopico che eliminava quindi il tradizionale soffietto.
Progettata dagli ingegneri Ishiguro e Numata, con la consulenza di un collezionista e amatore di fotocamere tedesche, M. Atago, la Lord, oltre all’ estetica piuttosto moderna,

era anche originale come concezione, avendo il telemetro accoppiato alla messa a fuoco e l’avanzamento automatico della pellicola (solo il primo fotogramma doveva essere preimpostato). Tre punti deboli: l’otturatore, un Seikosha, arrivava solo a 1/200 di sec, il telemetro era impreciso a causa tra l’altro, dei materiali scadenti e alle tecniche di lavorazione, non all’altezza di quelle impiegate negli stessi anni dai costruttori tedeschi. L'ultimo il prezzo: 180 yen (lire italiane 2,650) era più elevato di quello delle concorrenti giapponesi. Ma Lord inconvenienti che spiegano l’esiguo numero di esemplari prodotti tra 1937 e il 1938.

Curiosità: spionaggio

Nello stesso anno l’Istituto Scientifico dell’esercito commissionò alla Topcon una microcamera di spionaggio. Nacque così la Kaitenkei, piccola quanto una scatola di fiammiferi, capace di impressionare 10 fotogrammi su pellicola cine da 8 mm, dotata di obiettivo di 13,9 mm f/2,8, otturatore a ghigliottina con velocità fissa a 1/50 sec.

Nonostante tutto, l’esercito rifiutò di dar corso alla produzione per motivi di costo: la Kaitenkei costava di più delle concorrenti europee, tantopiù che in quel momento a Riga, in Lettonia, un piccolo costruttore annunciava l’avvio della produzione di una microcamera destinata a un futuro brillante, la Minox

La Minion
Il fatto che tutta l’industria giapponese lavorasse a pieno ritmo per soddisfare l’enorme volume di commesse militari non impedì alla Topcon di mettere sul mercato una fotocamera per il grande pubblico, la Minion formato 4x5. Questa famiglia di fotocamere (che non va confusa con le Minion 35 fabbricate nel dopoguerra dal 1948 che usavano il formato Leica) restò in produzione, nelle sue varianti, dal 1938 fino ai primi anni del dopoguerra, fino all’incirca al 1949.
Le Minion di questi anni erano fotocamere a soffietto a scomparsa che impressionavano 10 fotogrammi formato 4x5 su film 127. Montavano un obiettivo Toko di 60 mm f:3,5 a tre elementi con una distanza di messa a fuoco minima di 80 mm e otturatore centrale.
Il primo modello, la Minion I, uscito nel 1938, montava un otturatore Light Seikosha con tempi di esposizione 1/25 , 1/50, 1/100, B e T. Pur se ben rifinita, questa fotocamera segnava un arretramento rispetto alla Lord: non aveva il telemetro (ma solo un mirino primitivo a due finestrelle — quella frontale era munita di una semplice lente divergente) e aveva un sistema di inserimento della pellicola troppo macchinoso (richiedeva la rimozione della piastra superiore dell’apparecchio). Ma il tallone d’Achille della prima Minion I era l’assenza dell’arresto automatico dell’avanzamento; essa aveva solo un contafotogrammi posto sulla piastra superiore sincronizzato con la manopola di avanzamento. Tuttavia, dato che la numerazione dei fotogrammi del rullino 127 non corrisponde affatto all’esotico formato 4x5, il numero indicato dal contafotogrammi poteva essere impreciso, provocando il seccante problema delle spaziature irregolari e della sovrapposizione degli scatti.
Il primo modello della Minion – di cui restano pochissimi esemplari – fu da subito oggetto di continue modifiche e miglioramenti che accompagnarono tutti gli anni in cui essa fu prodotta. Per prima cosa la cosiddetta Minion I modificata ebbe un mirino che si apriva a scatto e l’arresto automatico del film: dopo il primo scatto il fotografo ruotava la manopola e il film si fermava in posizione per lo scatto successivo. Dopo il decimo scatto, nel contafotogrammi appariva la lettera L e , ruotando ancora la manopola, si avvolgeva completamente la pellicola nella bobina ricevente. Il prezzo di questa Minion I era di 83 Yen in finitura nera e di 93 Yen in finitura cromata cioè era di lire 1.230 - 1.380.

 

 

 

 


Testo: di Carlo Gracci
Bibliografia: il libro "Topcon story" di M.Antonetto e C.Russo, estratto "fotografare" e "almanacco fotografare"
Immagini e ritocchi: