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LA STORIA DELLA...

OLYMPUS

La società Takachiho, dal nome di una montagna sacra giapponese, viene fondata a Tokyo dal giovane ingegnere Osamu Yamashita per la costruzione di microscopi di alta qualità, e nel 1921 viene registrato il marchio “Olympus” che individua la sua produzione ed ha un chiaro riferimento alla montagna sacra della mitologia greca. Nel 1935 viene assunto l’ingegnere Eiichi Sakurai e viene fondato l’istituto ottico Mizuho o Zuiho. Nel 1936 iniziano i lavori per la realizzazione di un obiettivo fotografico 75 mm f/4.5 a quattro lenti con schema Tessar, che viene battezzato con il nome Zuiko, e poco dopo iniziano i lavori per la realizzazione di una fotocamera. 

LA CAMERA A SOFFIETTO

La produzione di serie inizia nel 1937 con le fotocamere a soffietto Semi Olympus di formato 6x4.5cm, basate su dei corpi costruiti in Germania ed equipaggiate con gli obiettivi Zuiko e con otturatori tedeschi Compur da 1/250 di secondo, sostituiti dopo un brevissimo periodo dagli otturatori Koho con la velocità massima di 1/150 di secondo. Il modello Semi Olympus II del 1937 è interamente costruito in Giappone, e viene seguito nel 1940 dalle Olympus Six per i formati 6x6cm e 6x4.6cm equipaggiati con obiettivi Zuiko 75mm f/3.5. Nel 1937 viene realizzato un prototipo Olympus Standard per il formato 4x5cm su pellicola in rullo di tipo 127, equipaggiata con un telemetro accoppiato al mirino, con un otturatore a tendina e con un obiettivo 65mm f/3.5 intercambiabile con un luminoso 65mm f/2, con un grandangolare 50mm f/3.5 ed un teleobiettivo 135mm f/4.5. La Olympus Standard viene costruita in dieci esemplari, e la produzione viene fermata dal governo giapponese a causa delle commesse militari, ritenute prioritarie. Nell’immediato dopoguerra il progetto non viene recuperato, mentre viene ripresa la produzione delle Olympus Six a soffietto, che prosegue in diverse varianti fino al 1955. 

        Semi
Six

TELEMETRI OLYMPUS 35

L’ordine imposto dagli occupanti americani di costruire esclusivamente fotocamere di formato 35mm costringe ad adeguarsi, realizzando nel 1947 un prototipo Olympus 35 di formato 24x32mm (Nippon Size), equipaggiato con un semplice mirino galileiano, un obiettivo Zuiko 40mm f/3.5 ed un otturatore Seikosha Rapid da 1/500 di secondo. Nel 1948 viene messa in produzione la fotocamera Olympus 35-I con le stesse caratteristiche e lo stesso formato, ma come è noto il formato 24x32 non è amato dagli americani e nel 1949, dopo avere realizzato un prototipo Olympus 35-II di formato 24x36mm, viene messo in commercio il modello Olympus 35-III, che si evolve nel corso dei primi anni Cinquanta nei modelli Olympus 35-IV ed Olympus 35-V, tutti equipaggiati con obiettivi 40mm f/3.5 su otturatori Seikosha o Copal. Nel 1955 arrivano anche il modello grandangolare Olympus Wide-I con l’obiettivo 35mm f/3.5 ed il modello Olympus Wide-II con lo stesso obiettivo ed un esposimetro incorporato, oltre alla serie delle Olympus 35-S, equipaggiate con il telemetro e realizzate in numerosi modelli, con obiettivi f/3.5 o f/2.8, fino al modello con obiettivo f/1.9 del1956.

1948 - Olympus 35

1957 - Olympus Wide

1958 - Olympus Ace

1968 - Olympus Trip 35

Nel 1958 arrivano anche la Olympus Wide S con il telemetro ed un obiettivo 35mm f/2 e la Olympus Auto equipaggiata con un obiettivo f/1.8, il telemetro ed un esposimetro incorporato con la possibilità di montare un amplificatore per la misurazione della luce (booster). Il 1958 è anche l’anno delle Olympus Ace, equipaggiate con il telemetro accoppiato e con un obiettivo 45mm f/2.8 intercambiabile con un grandangolare 35mm f/2.8 ed un teleobiettivo 80mm f/5.6. La Olympus Auto Eye del 1960 permette la selezione automatica del diaframma, e viene seguita da numerosi modelli con l’esposimetro incorporato, con la fotocellula al selenio, ed a partire dal 1963, con la fotocellula al CdS. La Olympus 35 SP del 1969 permette la doppia misurazione della luce, integrale o spot. Con i primi anni Settanta le dimensioni delle fotocamere diminuiscono, e nascono le Olympus 35 EC e le Olympus 35 RC, affiancate dalla piccola Olympus Trip 35. 

OLYMPUS PEN

Con una intuizione geniale gli ingegneri della Olympus progettano e realizzano nel 1959 la prima fotocamera di formato 18x24mm per l’impiego dei caricatori standard da 35mm. Le fotocamere di formato 18x24mm costruite in precedenza in Europa, come le Korelle 35 o le Ducati, utilizzavano dei caricatori speciali, rendendo difficile il reperimento dei caricatori preconfezionati, mentre su altre fotocamere 35mm, come Leica, Alpa o Nikon, alla riduzione del formato non corrispondeva una riduzione del peso e degli ingombri della fotocamera.
La prima fotocamera 18x24mm della Olympus viene battezzata semplicemente Olympus Pen, monta un mirino ottico semplice, un obiettivo standard 30mm f/2.8 ed un otturatore Copal X a quattro velocità.
La famiglia delle Olympus Pen cresce rapidamente offrendo prestazioni diversificate, dall’esposimetro incorporato nei modelli Olympus Pen-EE e Pen D (1962) all’obiettivo grandangolare da 25mm della Olympus Pen Wide (1964) fino al motore elettrico incorporato della Olympus Pen EM (1965). Alcune Olympus Pen utilizzano i caricatori Rapid, altre hanno obiettivi luminosi.


1959 - Olympus Pen


 1963 - Olympus Pen F

Nel 1963 alle fotocamere Olympus si affianca una originale fotocamera battezzata Olympus Pen F, caratterizzata dalla sagoma schiacciata, con il mirino reflex progettato con un sistema di specchi, con un otturatore a tendina da 1/500 di secondo ed un sistema di obiettivi intercambiabili con le lunghezze focali da 20mm fino a 800mm. La Olympus Pen F può inoltre essere equipaggiata con un esposimetro accessorio esterno accoppiato con il selettore delle velocità di otturazione. Nel 1966 viene affiancata dal modello Olympus Pen FT, equipaggiata con un esposimetro incorporato con la misurazione TTL della luce e con l’autoscatto, e nel 1967 viene sostituita dal nuovo modello Olympus Pen FV, con il meccanismo dell’autoscatto ma senza l’esposimetro incorporato. 

Curiosità: reflex Olympus FTL

Nel 1971 la serie delle Olympus Pen F viene sostituita da una vera reflex 35mm di formato 24x36mm, dalla carrozzeria classica ed un poco banale, equipaggiata con un otturatore da 1/1000 di secondo, un esposimetro TTL ed un innesto a vite M39x1, identico a quello delle Asahi Pentax e delle Praktica, ma modificato in modo da permettere la misurazione TTL della luce con il diaframma alla massima apertura per mezzo di un simulatore di diaframma incorporato e collegato con il selettore dei diaframmi degli obiettivi. La fotocamera, battezzata Olympus FTL, ha una vita brevissima, e viene sostituita ad un solo anno di distanza da una nuova famiglia di reflex 35mm OM.


1971 - Olympus FTL   

LE PICCOLE OLYMPUS OM1 e OM2

Alla Photokina del 1972 Olympus presenta una reflex 35mm di formato 24x36mm, era la più piccola (circa un terzo) e la più leggera del mondo ed colse di sorpresa la concorrenza: la reflex Olympus OM1. E' un successo: la commercializzazione più di cinquantamila fotocamere solo un anno! L’otturatore a tendina arriva ad 1/1000 di secondo, il mirino pentaprismatico sporge pochissimo dal tettuccio, ha gli schermi di messa a fuoco intercambiabili ed il selettore delle velocità di otturazione è disposto attorno al grosso bocchettone dell’obiettivo con innesto a baionetta progettata dall’ingegnere Maitani.

1972 - Olympus OM1

Oltre ad un sistemacompleto di ottimi obiettivi, la Olympus OM1 può essere completata con numerosi accessori: il pratica è come professionale. A partire dal 1974 il fondello viene predisposto per il collegamento con i motori elettrici o i motorini di trascinamento del film, e questa caratteristica viene sottolineata dalla sigla MD apposta sul frontale. Analogamente anche il dorso delle fotocamere Olympus OM1 MD può essere sostituito da un dorso datario o da un dorso magazzino per 250 pose. Il motorino di trascinamento permette fino a tre scatti al secondo ed è dotato di una impugnatura laterale con un pulsante di scatto autonomo. Il motore elettrico permette la possibilità di scatti singoli o di sequenze fino ad un massimo di cinque scatti al secondo e può essere alimentato con dei portabatterie a stilo o con portabatterie al Nichel Cadmio ricaricabili.
Presentata come prototipo alla Photokina del 1974 e resa disponibile alla fine del 1975, la Olympus OM2 utilizza una carrozzeria compatta analoga a quella della Olympus OM1, un selettore manuale delle velocità di otturazione fra un secondo ed 1/1000 di secondo posto attorno al bocchettone degliobiettivi, e con il selettore delle funzioni sul tettuccio.

1975 - Olympus OM2

Ilselettore delle funzioni può essere impostato sul funzionamento manuale o automatico dell’otturatore, funge da interruttore generale dei circuiti e per il controllo dello stato di carica delle batterie. Predisposta per il montaggio di una staffa con il contatto diretto sul cappuccio del pentaprisma e per il montaggio dei motori elettrici sul fondello, la Olympus OM2 accetta tutti gli obiettivi e gli accessori della Olympus OM1, compresi gli schermi intercambiabili di messa a fuoco. L’otturatore elettronico della Olympus OM2 è del tipo in stoffa con lo scorrimento orizzontale e la sincronizzazione con il flash alla velocità di un sessantesimo di secondo, può essere selezionato automaticamente per le velocità di otturazione fra sessanta secondi ed un millesimo di secondo. Due fotocellule al CdS leggono la luce ai fianchi del mirino, mentre una terza fotocellula al silicio è puntata contro la tendina "Computogramma", oppure contro il piano della pellicola, per la misurazione della luce con durante l’esposizione con o senza l’impiego del flash.  
Nel 1979 viene modificata e ribattezzata con il nome Olympus OM1n, le modifiche riguardano la presenza di un diodo nel mirino per il segnale di carica del flash e la semplificazione del montaggio del motore elettrico. Anche Olympus OM2n, modificata con l’estensione della velocità di otturazione fino a 120 secondi, nuova tendina Computogramma, una maggiore sensibilità dell’esposimetro ed il miglioramento delle funzioni con il flash, fra cui un diodo nel mirino per l’indicazione della carica del flash ed una staffa con il contatto diretto dedicato ai flash automatici.

CURIOSITA': LA COMPATTA XA

Nel 1979 viene messa in produzione la fotocamera compatta Olympus XA, progettata da Yoshihisa Maitani, la più piccola fotocamera a telemetro esistente, completamente automatica e stilizzata con il frontale sagomato come un ovetto, che si apre scorrendo lateralmente per mettere in funzione l’obiettivo. La Olympus XA per l'eleganza delle sue linee era la preferita dalle donne. Questa compatta occupava pochissimo spazio, e venne adottata come seconda fotocamera da molti fotografi per le sue dimensioni contenute e perché l’obiettivo 35mm f/2.8 di grandissima qualità ottica permetteva di affrontare in sicurezza tutte le situazioni impreviste. Della Olympus XA vengono realizzate nel corso degli anni Ottanta parecchie varianti diverse: XA1 con fotocellula al selenio e XA2 priva di telemetro del 1980, XA3 con il codice DX e XA4 con obiettivo 28mm macro del 1985. Dopo oltre dieci anni, la linea XA continuava ad essere la più venduta delle compatte 35 mm di Olympus. 

1979 - Olympus XA

FOTOCAMERA ECONOMICA

Nel 1978 viene affiancata la economica Olympus OM10, caratterizzata da un otturatore elettronico con le velocità di otturazione selezionate automaticamente (fra due secondi ed 1/1000 di secondo), con la misurazione della luce ed il calcolo dell’esposizione con l’otturatore aperto. La Olympus OM10 è leggera, utilizza parti realizzate in materiali plastici anziché in metallo, e la carrozzeria si diversifica nettamente da quella delle fotocamere Olympus OM1 ed Olympus OM2.

Sul cappuccio del pentaprisma è presente la staffa del flash con il contatto diretto dedicato, sul frontale è presente l’interruttore dell’autoscatto elettronico e sul tettuccio è presente il grosso selettore della sensibilità del film con la possibilità di correzione manuale dell’esposizione automatica e le funzioni AUTO e MANUAL e possono montare il motorino elettrico di avanzamento del film. Per utilizzare la fotocamera con la selezione manuale della velocità di otturazione da 1 secondo a 1/1000sec è necessario il piccolo accessorio Manual adapter.


1978 - Olympus OM10

Nel 1980 viene presentata una versione della Olympus OM10 Quartz o Olympus OM10 QD (Quartz Date) di un dorso datario. Nel 1982 viene realizzata, ma solamente per l’esportazione verso gli USA, la fotocamera Olympus OM10 FC completa dell’adattatore per la selezione manuale delle velocità di otturazione.

CONCORRENZA AGGUERRITA

Nonostante le Olympus OM1 e OM2 offrano prestazioni di tipo professionale, grazie anche agli accessori del sistema OM (motori, dorsi e anche le schermi di messa a fuoco), sono limitate per non avere il pentaprisma intercambiabile e per un innesto degli obiettivi piccolo (tiraggio 43,5mm); anche il mirino e lo schermo con lente di Fresnel non era abbastanza luminoso. La concorrenza (Canon, Pentax, Nikon, ecc.) è agguerrita e quindi le Olympus OM faticano ad imporsi con i modelli nuovi presentati in rapida successione, quasi uno ogni anno.
Nel 1982 alle Olympus OM10 viene affiancato il modello Olympus OM20 che vengono commercializzate negli USA con il marchio Olympus OM-G. Attorno al bocchettone di innesto degli obiettivi è presente un anello per la selezione manuale della velocità di otturazione, in maniera analoga a quello utilizzato sulle fotocamere Olympus OM1 ed Olympus OM2. Le Olympus OM20 possono utilizzare tutti gli obiettivi e gli accessori del sistema OM, compresi i motori elettrici di avanzamento del film.
Nel 1983 si aggiunge la fotocamera Olympus OM30, commercializzata negli USA con il nome Olympus OM-F, costruita analogamente alle Olympus OM20 e predisposta per l’accoppiamento con gli obiettivi Zuiko Autofocus Zoom 35-70mm f/4. La Olympus OM30 incorpora il selettore manuale per le velocità di otturazione fra un secondo ed 1/1000 di secondo ed un piccolo selettore per impostare la massima luminosità dell’obiettivo. Nel mirino tre LED indicano la messa a fuoco corretta. Con l’impiego dell’obiettivo Zuiko Autofocus Zoom 35-70mm f/4 dotato di un motore di messa a fuoco incorporato, la messa a fuoco avviene in maniera completamente automatica.

1982 - Olympus OM 20

1983 - Olympus OM 30

1983 - Olympus

OM 3 e OM 4

Sempre nel 1983, contro ogni previsione, la serie OM viene integrata con due nuovo modelli dalle prestazioni particolari, con la sigla Olympus OM3 e la Olympus OM4. Il modello Olympus OM3, simile alla Olympus OM1, è priva del meccanismo dell’autoscatto e permette la misurazione TTL della luce con i flash. Un selettore permette di impostare la correzione diottrica del mirino, e le velocità di otturazione selezionabili dall’anello posto attorno al bocchettone degli obiettivi arrivano ad 1/2000 di secondo. La caratteristica più particolare della Olympus OM3 è data dal circuito esposimetrico, che permette la misurazione della luce bilanciata tradizionale, ma anche la misurazione su di un’area ristretta posta al centro dell’inquadratura, per mezzo di un pulsante individuato dalla scritta SPOT che permette la misurazione sull’area ristretta. Effettuando fino ad otto misurazioni su diverse zone del soggetto le indicazioni nel mirino tengono conto della media delle misurazioni effettuate. Due pulsanti con le scritte HIGHLIGHT e SHADOW permettono di effettuare la misurazione spot direttamente sulle aree più scure o più chiare dell’inquadratura, ottenendo la migliore esposizione per queste aree. Un pulsante CLEAR permette di annullare la misurazione sull’area ristretta e tutte le misurazioni precedenti.
Il modello Olympus OM4, analoga alla OM2 ma con un otturatore a tendina in stoffa con lo scorrimento orizzontale, controllato elettronicamente, che offre tutte le velocità di otturazione fra due minuti ed 1/2000 di secondo e la velocità controllata meccanicamente di un sessantesimo di secondo sincronizzata con il flash. La Olympus OM4 ha una staffa con il contatto diretto per i flash dedicati, utilizza un autoscatto elettronico ed utilizza una presa sincro flash TTL. Il selettore delle funzioni prevede le posizioni AUTO e MANUAL e serve per il controllo dello stato di carica delle batterie. Un pulsante posto vicino al pulsante di scatto permette di eseguire le misurazioni della luce sulla parte centrale ristretta dell’inquadratura, e di effettuare fino ad otto misurazioni, con il calcolo automatico della media risultante. Due pulsanti permettono di ottenere una esposizione bilanciata sulle parti più scure o più chiare dell’inquadratura. Il mirino è provvisto di un selettore per la regolazione diottrica. Accetta tutti gli obiettivi e gli accessori della Olympus OM1, compresi gli schermi intercambiabili di messa a fuoco ed i motori elettrici di avanzamento del film.

Nel 1984, a dieci anni dalla sua primapresentazione la Olympus OM2 viene sostituita dal modello più sofisticato Olympus OM2 SP (Spot Program) che oltre all’automatismo dell’esposizione con la selezione delle velocità di otturazione permette l’esposizione programmata e la misurazione sulla sola area centrale con la esposizione manuale.
La Olympus OM2 SP utilizza una carrozzeria ed impiega la stessa strumentazione, con alcune differenze: l’autoscatto è del tipo elettronico con un segnale luminoso o sonoro disinseribile ed il selettore delle funzioni PROGRAM, AUTO e MANUAL/SPOT oltre al controllo dello stato di carica della batteria.  Sul cappuccio del pentaprisma, dalla forma leggermente modificata, è presente la staffa con i contatti diretti per i flash dedicati. In mancanza di alimentazione elettrica è possibile utilizzare la velocità controllata meccanicamente di un sessantesimo di secondo sincronizzata con il flash. Accetta tutti gli obiettivi e gli accessori della Olympus OM.
Nel 1985 viene messa in commercio la fotocamera automatica e programmata Olympus OM
40, ribattezzata con il nome Olympus OM PC negli USA.
Appena più alta e pesante delle Olympus OM20, la Olympus OM40 utilizza lo stesso tipo di otturatore elettronico ed il codice DX per la selezione automatica della sensibilità del film.


1984 - Olympus OM 4 SP


1985 - Olympus OM 40

Un selettore ESP permette di scegliere fra la misurazione compensata della luce o la misurazione dell’area centrale senza correzioni automatiche. Le Olympus OM40 possono utilizzare tutti gli obiettivi e gli accessori del sistema OM, compresi i motori elettrici di avanzamento del film e vengono realizzate solo nella finitura di colore nero con le scritte bianche. Nel 1986 viene realizzata nella versione speciale Olympus OM4 Ti con le calotte superiore ed inferiore in titanio, e con nuovi contatti per i flash automatici dedicati e, nel 1994, viene messa in commercio per un periodo limitato la fotocamera Olympus OM3 Ti, sempre le stesse prestazioni e monta la calotta superiore ed il fondello in titanio.  

OLYMPUS OM 707 e OM 101


1986 - Olympus OM 707

Nel 1986 la società Olympus presenta la sua prima reflex 35mm autofocus, equipaggiata con il motorino per la messa a fuoco automatica, battezzandola in Europa con la sigla Olympus OM 707 e negli USA con la sigla Olympus OM 77. La Olympus OM 707 incorpora anche il motorino per l’avanzamento ed il riavvolgimento della pellicola, e la maniglia di tipo standard può essere sostituita con una maniglia speciale che incorpora un piccolo flash estraibile. Con una luminosità molto bassa un rilevatore a raggi infrarossi permette la messa a fuoco automatica.
L’otturatore a tendina metallica con lo scorrimento verticale offre tutte le velocità di otturazione fra due secondi ed 1/2000 di secondo.

Sul tettuccio sono presenti l’interruttore generale con il tasto RESET per l’annullamento delle funzioni modificate, ed un pannello a cristalli liquidi per l’indicazione delle funzioni impostate. L’esposizione della Olympus OM 707 è automatica programmata con la selezione del valore del diaframma e della velocità di otturazione, con la possibilità di scelta per le velocità di otturazione più alte o più basse e con la selezione del programma in base alla lunghezza focale dell’obiettivo impiegato. Utilizzando gli obiettivi Zuiko OM con la messa a fuoco manuale la fotocamera funziona con la sola selezione automatica della velocità di otturazione.

Nel 1988 alla Olympus OM 707 viene affiancata la fotocamera Olympus OM 101, Olympus OM 88 negli USA, che utilizza gli stessi obiettivi Zuiko AF della Olympus e con il controllo manuale della messa a fuoco per mezzo di una rotella dentata sporgente dal dorso della fotocamera. La Olympus OM 101 utilizza un otturatore elettronico con le velocità di otturazione fra due secondi ed 1/2000 di secondo ed incorpora un motorino elettrico per l’avanzamento ed il riavvolgimento della pellicola, con la velocità massima di ripresa di uno scatto ogni due secondi. Con gli obiettivi Zuiko AF la selezione della velocità di otturazione ed il valore del diaframma vengono selezionati automaticamente e con il tasto per le riprese in controluce è possibile effettuare la correzione automatica dell’esposizione.


1988 - Olympus OM 101

Con gli obiettivi Zuiko OM tradizionali la selezione della velocità di otturazione avviene automaticamente in funzione del valore del diaframma selezionato. Un accessorio permette la selezione manuale della velocità di otturazione, comprese la posa B e la velocità X sincronizzata con il flash, e la selezione manuale del diaframma con gli obiettivi Zuiko AF. Il selettore delle funzioni permette di inserire il programma per l’esposizione automatica e di inserire, una volta applicato l’adattatore manuale, la funzione per l’esposizione automatica o manuale. La selezione della sensibilità della pellicola avviene automaticamente con i caricatori provvisti del codice DX. La Olympus OM 101 può utilizzare un dorso datario al quarzo.

Curiosità: LE "BRIDGE"

Tramontata in maniera non troppo gloriosa l’esperienza maturata con le reflex autofocus della serie OM, la società Olympus presenta alla Photokina del 1990 una fotocamera reflex 35mm autofocus e obiettivo zoom non intercambiabile: la Olympus IS 1000. Le "bridge" (ponte) sono fra le reflex professionali e le compatte sofisticate. Tale serie era caratterizzata da un corpo estremamente innovativo, ergonomico e motorizzato ed un'ottica di alta qualità zoom a comando elettronico autofocus e ottiene un successo tale che la società Olympus concentra la propria strategia nel settore delle reflex autofocus Bridge.
La
Olympus IS 1000 (Olympus IS1 negli USA ed Olympus L1 in Giappone) si caratterizza per una sagoma originale, sviluppata attorno al nucleo formato dal mirino, dalla fotocamera e dall’obiettivo, allineati lungo un asse principale, ed affiancati sul lato destro da una impugnatura completa del pulsante di scatto e dei comandi principali. L’obiettivo della Olympus IS 1000 è uno zoom 35-135mm f/4.5-5.6 composto da sedici lenti. Con le bridge cameras Olympus ha voluto fare un passo in avanti rispetto a tutti gli altri costruttori, sebbene spinta da esigenze di riconquista del mercato semi-professionale.

(testo completo)

Nel 1997 la società Olympus subappalta alla Cosina, la produzione di una nuova reflex 35mm con l’innesto per gli obiettivi della serie OM e con un otturatore meccanico con le velocità di otturazione fra un secondo ed 1/2000 di secondo, battezzandola con la sigla Olympus OM 2000.


1997 - Olympus OM 2000

Stilizzata in maniera diversa dalle altre fotocamere della serie OM, la Olympus OM 2000 non è predisposta per l’impiego dei motori elettrici, non permette l’impiego degli schermi intercambiabili di messa a fuoco e non utilizza il sistema di misurazione diretta della luce con il flash.
La misurazione della luce avviene con il diaframma alla massima apertura sull’intera area inquadrata o su di una parte ristretta, e l’informazione della corretta esposizione avviene per mezzo di LED luminosi. La misurazione spot è segnalata da un diodo luminoso.
Olympus nel 2003 ha cessato la produzione delle fotocamere a pellicola mettendo sul mercato la sua prima reflex digitale E1.

testo: la storia Olympus con Danilo Cecchi e Candido Scocco
immagini: olympus-global.com (14), it.wikipedia.org (5), flickriver.com (2), getdpi.com, kenrockwell.com, bangalore.olx.in, philco54.blogspot.com, cameragx.com